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Nuova vita di una vecchia saponetta: il sapone liquido fatto in casa

Avete anche voi delle saponette che non usate più? Io le trovo terribilmente scomode e anche poco igieniche.

Quindi ho deciso di trasformare le saponette che ho in un comodo e pratico sapone liquido. Inoltre con una sola saponetta si ottiene una notevole quantità di sapone liquido, quindi c’è anche un piccolo risparmio economico.

La ricetta è semplicissima, ma è un po’ da sperimentare, poiché dipende molto da quanto è vecchia la saponetta.

Gli ingredienti sono solo due:

1 saponetta

acqua (circa 6 volte il peso della saponetta)

Si possono aggiungere a piacere alcune gocce di olio essenziale.

Inoltre servono una grattugia, una pentola, un cucchiaio di legno, un pinipimer (facoltativo) e dei contenitori vuoti.

Grattugiate il sapone, versatelo nella pentola, aggiungete poca acqua, accendete il fornello e mescolate.

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Dopo un po’ di tempo, quando il sapone si è sciolto abbastanza e il tutto inizia a sobbollire, aggiungete l’acqua che vi rimane poco per volta, continuando a mescolare. Portate brevemente a ebollizione e lasciate intiepidire. A questo punto il sapone dovrebbe essere molto liquido.

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Una volta intiepidito, se avete il pinipimer potete mescolarlo, per sciogliere gli ultimi grumi, e aggiungere gli oli essenziali. (Io questo passaggio l’ho saltato, ma il mio sapone era tutto sciolto).

Aspettate che si raffreddi del tutto, perché se avete aggiunto poca acqua è possibile che si rapprenda troppo e poi non riuscirete a tirarlo fuori dai flaconi; se dovesse succedere ripetere tutto il procedimento aggiungendo più acqua (io l’ho dovuto fare più volte, ma la mia saponetta era vecchiotta!), se invece è troppo liquido basta farlo bollire un po’, per far evaporare l’acqua in eccesso.

Sono riuscita a riempire 2 flaconi da un litro, il dispenser che uso solitamente per il sapone e 2 flaconcini più piccoli.

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Finalmente ho potuto utilizzare quelle saponette che se ne stavano tristi in fondo al mobile del bagno!

La ricetta l’ho trovata qui: http://www.glialchimisti.com/2011/03/come-trasformare-il-sapone-solido-in.html

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Rottamo e ci guadagno!

Avete degli ombretti dell’anteguerra? E quel rossetto che vi piaceva tanto qualche tempo fa e che ora vi sembra così terribilmente fuori moda? Per non parlare del fondotinta che sembrava della giusta tonalità per il vostro incarnato e che invece avete proprio sbagliato a scegliere! O magari sono solo un po’ vecchiotti, o ancora con un INCI da paura. Bene!! Mettete tutto in un sacchetto e correte da Tigotà o da Sephora.

Sono gli ultimi giorni per approfittare degli sconti per la rottamazione.

Da Tigotà, rottamando il vostro vecchio make up potrete avere uno sconto del 25% da applicare sull’acquisto di un nuovo prodotto (esclusi prodotti in promozione). Avete tempo fino al 31 Marzo!

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Da Sephora invece vale solo per il fondotinta, e potete acquistarne uno nuovo col 20% di sconto. Avete tempo fino al 13 Aprile.

Il mio lo acquistai lo scorso anno proprio con questa promozione e mi trovo divinamente! 😀

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Potreste approfittarne per comprarne uno formulato bene. Non sarà ecobio ma almeno è un buon inizio per disfarsi degli odiosi siliconi!

E poi ammettiamolo, gli sconti ci piacciono da morire!


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Non tutto il male viene per nuocere… (petrolati e paraffina nei cosmetici)

Durante il mio trasloco infinito, parte dei cosmetici che erano ben riposti negli angoli più oscuri del mobiletto, hanno raggiunto i loro amici nella busta “io questa schifezza non la uso più!”.

Infatti la conversione all’eco bio è stata un po’ difficile, perché da una parte volevo che tutti i miei prodotti fossero eco bio, ma dall’altra avevo i sensi di colpa a buttar via quello che non avrei usato mai più.

cera per capelli olio corpo

Perciò ho iniziato a pensare a come riutilizzare shampoo, creme e unguenti vari, anziché gettarli nell’immondizia.

La prima cosa che ho sperimentato è stata la lucidatura degli stivali, utilizzando proprio la cera per capelli e un vecchio calzino. Il risultato è stato entusiasmante. Gli stivali erano lucidi, profumati e impermeabilizzati, infatti sono uscita mentre pioveva e le goccioline di pioggia scivolavano via! 😀

lucidatura stivali

Moltissimi sono i modi in cui potete riutilizzare i prodotti scaduti o con un INCI pessimo.

Oltre alle scarpe, le creme con dentro petrolatum, mineral oil e paraffina possono lucidare le borse in pelle; il balsamo è un ottimo sostituto dell’ammorbidente. Le creme e gli oli si possono utilizzare anche per fare uno scrub, aggiungendoci dello zucchero o della farina di mais.

I cristalli liquidi per i capelli sono ottimi per spolverare e lucidare i mobili in legno.

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Lo shampo si presta a diversi usi, si può lavare il pavimento, la macchina, i pennelli per il trucco, addirittura i vestiti. Il bagnoschiuma o un detergente qualsiasi sono ottimi per la rasatura.

L’olio per il corpo è ottimo per lubrificare le serrature ed eliminare i cigolii, la catena della bici, o i lucchetti che sono un po’ arrugginiti.

Quindi prima di buttare via un prodotto pensate al modo in cui può ancora essere utilizzato, e ricordatevi che anche gettarli in uno scarico può essere nocivo per l’ambiente!


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Scadenza dei cosmetici

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Ho già parlato dell’importanza delle etichette dei prodotti cosmetici, dell’importanza di saper decifrare l’INCI e degli ingredienti che è meglio evitare. Una cosa importante che non ho menzionato, ma che voglio approfondire ora, è la scadenza dei prodotti cosmetici. Eh sì, proprio come per il cibo, anche per la cosmetica, ci sono le scadenze.

La data di scadenza deve essere scritta in modo chiaro, deve quindi essere riportato giorno, mese e anno entro il quale il prodotto non dovrebbe più essere utilizzato.

Spesso oltre alla scadenza sono riportate anche le condizioni di conservazione, ma non è detto che ci siano sempre.

Se siete andati di corsa a controllare tutti i vostri flaconi, è possibile che non abbiate trovato la data di scadenza, questo perché, per prodotti che hanno una scadenza superiore a 30 mesi, non è necessario segnalarla.

Dall’11 marzo 2005 però, disposizioni comunitarie, hanno reso obbligatorio per questi prodotti con scadenza maggiore a 30 mesi il PAO, che sta per periodo post-apertura, dall’inglese period after opening.

Non è obbligatorio per confezioni monodose, tipo i campioncini, o per prodotti non contaminabili e sigillati, come ad esempio confezioni spray.

Si riferisce alla durata che ha il prodotto dopo il primo utilizzo, poiché, a contatto con l’aria e con altri agenti, si potrebbe avere un deterioramento del prodotto e alcune alterazioni che potrebbero essere dannose.

L’esempio più importante sono le creme solari, solitamente con durata di un anno, i cui filtri UV potrebbero ridursi col passare del tempo, rendendole quindi meno sicure.

paoConvenzionalmente per tutta Europa il PAO viene riportato attraverso un simbolo che rappresenta un barattolino seguito da un numero e la lettera M; quindi 6M significa che la nostra crema manterrà inalterate le sue proprietà per sei mesi dopo il primo utilizzo.

Il PAO non è uguale per tutti i prodotti, cambia a seconda delle formulazioni e degli ingredienti. I prodotti ecobio solitamente hanno un PAO di 6 mesi, perché non contenendo conservanti di sintesi sono più facilmente deperibili.

Ogni categoria di prodotti cosmetici ha un periodo di apertura specifico, più o meno riassumibili così:

Profumi: fino a 3 anni

Prodotti in polvere (fard, ombretti, ciprie, fondotinta, ecc): da 1 a 3 anni

Smalti: 1 anno

Matita occhi e labbra: 1 anno circa

Terra abbronzante: 6 mesi

Confezione sigillata con erogatore: 1 anno circa

Confezione in vasetto: da 6 a 12 mesi

Eyeliner in crema o a matita: da 6 a 8 mesi

Mascara: da 3 a 6 mesi

Eyeliner liquido: 3 o 4 mesi

Prodotti naturali/biologici: fino a 6 mesi


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Il lato bello dell’Eco e del Bio

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E finalmente ci siamo, mi sono decisa a scrivere questo post sulla cosmetica ecobio. La spinta finale me l’ha data la puntata di Report di domenica scorsa, in cui un po’ si demonizzava il mondo del biologico, soprattutto perché non esistono leggi che regolino come si deve la produzione biologica e furbetti che ci marciano su sono tanti. Inoltre, trovo che il servizio di Report sia stato un po’ superficiale, e quindi il rischio che si corre è che molti, dopo aver visto la puntata, possano pensare che tutto ciò che è bio è una gran fregatura. Ma non è così.

Io mi sono avvicinata al mondo ecobio partendo dalla cosmetica, per quanto riguarda il cibo sto ancora sperimentando, ne parlerò più avanti. Un’amica mi ha fatto conoscere questa alternativa alla solita cosmetica, e ho iniziato a fare un po’ di ricerche, spinta dalla curiosità. Ovviamente una delle prime domande che mi sono posta è stata appunto se effettivamente c’è una reale differenza tra cosmetica ecobio e no, soprattutto perché, i prezzi dei primi prodotti eco bio erano molto più alti rispetto a quelli dei prodotti commerciali.

Sono quindi entrata nel magico mondo dell’INCI.

Cos’è l’Inci? E’ quell’elenco di ingredienti che si trova sul retro di tutte le confezioni dei prodotti che utilizziamo e che suona un po’ come una formula magica. Solo che ci sono incantesimi di magia bianca e incantesimi di magia nera, nerissima!
Fortunatamente sul web si trovano numerosi forum, blog e canali youtube, dove ragazze come noi parlano proprio di tutti questi prodotti.

Io ho trovato il loro lavoro molto utile, soprattutto all’inizio, quando ancora non ci capivo niente di tutti quei nomi strani! La prima cosa che memorizzai fu: “tutto quello che finisce in -one è dannoso!”, ma non bastava, anche perché non è proprio così.

Una cosa importante è la posizione che occupano gli ingredienti, quelli in cima alla lista sono quelli contenuti in percentuale maggiore.

Ci sono comunque degli aiutini che arrivano dalla teconologia per capirci qualcosa in più: le app per smartphone sono un valido aiuto in questo difficile compito di interpretazione delle etichette (Biotiful, BioDictionary, E’ verde?).

app

Ma quali sono gli ingredienti dannosi?

Quelli che finiscono in -one, come dicevo prima, sono i siliconi (Dimethicone, Amodimethicone, ecc.). Non finiscono tutti in -one, e non tutto quello che finisce in -one è dannoso, quindi è bene informarsi. I prodotti commerciali ne sono pieni, ed è quell’ingrediente che ci dà l’illusione di avere una pelle più liscia, i capelli più lisci e così via. Ma in realtà creano solo una pellicola su pelle e capelli e sono inquinanti.

I tensioattivi e altri ingredienti derivati dal petrolio (Paraffinum Liquidum, PEG e PPG, Mineral Oil, Petrolatum), c’è bisogno di aggiungere altro?

I conservanti, anche conosciuti come parabeni ( Propylparaben, Butylparaben ), agenti chimici che in concentrazioni elevate possono essere dannosi perché mimano gli estrogeni e possono interagire in maniera negativa con il nostro organismo (sono state dimostrate correlazioni con l’infertilità maschile e i tumori al seno).

Oltre a numerosi altri prodotti allergizzanti.

Fortunatamente molti ingredienti, circa 4000, sono stati raccolti nel Biodizionario, creato da Fabrizio Zago, chimico e consulente di molte catene di distribuzione dell’industria cosmetica, tra le altre cose. E’ un utile strumento per fare le proprie ricerche, e giungere alle adeguate conclusioni.

Un altro forum utile è quello di saicosatispalmi, oltre a fornire le liste di tutti gli ingredienti di moltissimi prodotti (io ci ho perso una giornata intera all’inizio, passando in rassegna tutti prodotti che avevo in casa), si parla anche di stile di vita, riciclo creativo, alimenti, autoproduzione e forma fisica.

L‘Angolo di Lola fa una panoramica degli inci dei cosmetici suddivisi a seconda delle funzioni (capelli, viso, corpo..), inoltre da molte ricetti testate per autoprodursi i cosmetici (per le più intraprendenti).

Se invece non avete alcuna voglia di leggere papiri (tipo il mio), ci sono numerosi video di ragazze che vi propongono le recensioni di molti prodotti. Occhio, perché se entrate nel tunnel non ne uscite più!

Tanti sono gli shop online, di prodotti ecobio, che hanno una parte ben curata in cui spiegano molte cose utili e interessati, come ad esempio Il Giardino di Arianna, che qui vi spiega il significato di tutte le certificazioni che trovate sulle confezioni dei prodotti.

Ci tengo a fare una precisazione. Il cosmetico ecobio è tale perché oltre a non essere dannoso per noi e per l’ambiente, è prodotto anche con materie prime biologiche; è anche importante sapere qual è la filosofia che adotta l’azienda produttrice, anche perché le certificazioni presenti sulle confezioni costano parecchio, quindi se un prodotto non ha un determinata certificazione non significa che quella determinata azienda non rispetti quel protocollo particolare.

Non tutti i prodotti commerciali hanno ingredienti dannosi, per questo è importante saper leggere le etichette, non saranno ecobio, ma almeno non sono dannosi.

Informatevi sempre, non fermatevi alle etichette scritte a caratteri cubitali, “NO SILICONI, NO PARABENI”, o alla semplice presenza delle parole bio o phyto, perché spesso sono specchietti per allodole, e in realtà non sono per niente naturali e magari contengono quei prodotti che a gran voce dicevano di non contenere.

Il discorso è comunque molto vasto, spero di aver dato almeno uno spunto per iniziare a guardare con un po’ di occhio critico i prodotti che utilizzate abitualmente.


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Il sole bacia… chi si protegge

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Stavo pensando a quale argomento dedicare il prossimo post, e mi sono detta che visto che ormai l’estate è alle porte e la voglia di mettere da parte questo colorito grigiastro per uno più sano e dorato sta crescendo, perché non parlare dell’abbronzatura, ma soprattutto dei solari?

Il mio stile di vita in un’ottica più green ha coinvolto anche il mio beauty, sto pian piano sostituendo i cosmetici classici, comprati in profumeria o supermercato, con quelli eco bio; anche questo è un passaggio che non costa fatica, anzi forse è uno di più divertenti e piacevoli. Così, quando mi sono trovata a pensare che dovevo comprare dei nuovi solari, per quest’anno la scelta è caduta in automatico su dei solari eco bio.

Ma cosa hanno di diverso dai solari classici? E soprattutto sono ugualmente efficaci?

Innanzitutto, poco tempo fa, ho letto di alcune prove effettuate in Inghilterra sui solari più diffusi (che erano quelli che prima compravo ad occhi chiusi ahimè). Sebbene le confezioni e le pubblicità garantiscano un’elevata protezione è stato provato che la realtà dei fatti è completamente diversa. Infatti il fattore di protezione effettivo era inferiore a quello indicato.

Inoltre queste creme contengono alcune sostanze chimiche che sono dannose sia per la nostra salute che per il nostro ambiente. Gli Inci sulle confezioni riportano tutto, inizialmente vi sembrerà di leggere un testo in aramaico antico, ma poi piano piano ci si fa un po’ l’occhio.

Alcune di queste sostanze “cattive” (  Esulizole, Padimate-O, Benzophenone-3, Octinoxate, Octocrylene, Avobenzone, Methylbenzylidene camphor, Triclosan e parabeni) sono dei veri e propri veleni che interferiscono col nostro organismo, poiché spesso hanno attività estrogene, e con il delicato ecosistema marino. Il 4-Methylbenzyliden Camphor ad esempio è una di quelle sostanze diffuse e che è sotto osservazione da anni perché ad alto rischio di tossicità.

Perché allora non affidarsi a solari eco bio? A differenza dei solari chimici, i solari eco bio si servono di filtri fisici e vegetali, sostanze semplici, costituite da minerali polverizzati, non contengono conservanti, ingredienti derivati dal petrolio o di origine animale e sono ipoallergenici. Non male eh? E oltre a garantire una sana protezione sono anche ricchi di principi attivi presenti nelle sostanze vegetali che li compongono.

Lanciamoci alla scoperta di questi nuovi prodotti, non dimenticando le sane e buone abitudini di sempre: prendere il sole nelle ore meno calde, applicare il solare dopo il bagno o aver sudato, idratarsi e mangiare tutta la buona frutta che questa stagione ci offre!