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22 Aprile. Giornata Mondiale della Terra. Earth Day

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Nel 1970 le Nazioni Unite istituirono la Giornata Mondiale della Terra,  Earth Day, la più grande manifestazione del pianeta dedicata ai temi della protezione ambientale. Nacque dalla volontà di un movimento ecologista che decise di fissarla proprio il 22 di aprile.

Ma qual è l’obiettivo di questa giornata? Innanzitutto ricordarci che la nostra Terra è ricca e generosa e dobbiamo prendercene cura. Quindi oggi è la sua giornata speciale, in cui tutti noi possiamo fare anche solo un’azione verde.  La mobilitazione coinvolge i cinque continenti ed è davvero la più trasversale possibile tra le tante giornate mondiali a cui assistiamo.

Va bene qualsiasi cosa che aiuti la Terra: possiamo ridurre il nostro impatto ambientale riducendo i consumi, possiamo firmare una petizione, possiamo fare educazione ambientale, piantare un seme. Le idee e le azioni sono tantissime, basta cercare un po’ e sono sicura che troverete la vostra azione verde.

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Qui c’è il sito italiano, dove sono elencati tutti gli eventi di oggi e dove potrete trovare tantissimi altri spunti e informazioni.

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Anche Google festeggia a modo suo questo evento, il doodle di oggi è un simpatico quiz che vi farà scoprire a quale animale mammut

assomigliate, prendendo come spunto le abitudini quotidiane. Io sono un Mammut, e voi? 🙂

La Nasa ha lanciato il #NoPlaceLikeHome project, perché tutti possano condividere sui social foto e video che rappresentino l’unicità di ogni luogo. Usate anche voi l’hashtag dedicato, per rispondere alla domanda: quale è il tuo posto preferito sulla Terra?

È un modo per mostrare al mondo che ogni ecosistema, paesaggio e ambiente merita rispetto.

E passato il giorno mondiale ci dimentichiamo della Terra? Certo che no! Prendendo spunto da questa giornata particolare possiamo far sì che ogni giorno sia la Giornata Mondiale della Terra!


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Mi sbarazzo dei miei vestiti!

Più di un mese senza scrivere neanche una riga…. è stato un mese impegnativo.

Ho fatto un trasloco e ci ho messo un po’ per riprendermi. Ma questo trasloco mi ha dato un sacco di spunti.

Vi starete chiedendo che cosa c’entra un trasloco con l’ecologia. La risposta è semplice, mentre cercavo di impacchettare 10 anni di vita in dei tristissimi scatoloni, è venuta a galla tanta roba, che continuavo a conservare, ma che non usavo più da tempo, vecchi vestiti che non metto più, e che dubito torneranno mai di moda. Quindi, dopo aver riempito dei sacchetti enormi, ho iniziato a pensare a come “disfarmi” di tutte quelle cose, alcune delle quali semplicemente non mi piacevano più.

Ovviamente buttarle via mi dispiaceva tantissimo, quindi ho iniziato a fare delle ricerche su internet per capire quale fosse la soluzione migliore. Dopodiché, ho approfittato della visibilità dei social network per chiedere ai miei contatti qualche indicazione su associazione che si occupano della raccolta degli abiti usati.

Alcuni vecchi abiti li avevo già lasciati nei cassonetti bianchi in giro per la città, ma solo dopo ho scoperto che non vengono donati, come pensavo, ma come riporta il sito di amiat:

Gli indumenti e gli accessori raccolti vengono così suddivisi e utilizzati:

  • 45-50%: pulito e sanificato viene destinato alla vendita nei mercati esteri, come vestiario d’occasione
  • 20%: i tessuti in cotone non più commercializzabili sono lavati e classificati per colore, al fine di essere utilizzati come stracci da pulizia per le industriephoca_thumb_l_bianco
  • 15%: i tessuti in lana sono sfilacciati e poi cordati per fabbricare filo
  • 10%: il materiale restante viene utilizzato per fabbricare isolanti e insonorizzanti per l’industria edile e automobilistica
  • 5-10%: la percentuale di scarti conferiti in discarica.

Visto che avrei preferito che i miei maglioni, piumini e scarpe potessero essere utili a chi magari non ha la possibilità di  acquistarne di nuovi, ho colto al balzo la proposta di un amico che lavora in un centro di accoglienza, e glieli ho consegnati insieme ad alcune lenzuola e coperte.

Ovviamente non tutto poteva essere donato, perché non in buone condizioni. Mi sono quindi armata di sacchetti e ho portato i miei vestiti da OVS e H&M.

Eovsntrambe le catene offrono lo stesso servizio di ritiro dei capi usati, in qualsiasi condizione. Per i capi di abbigliamento e i prodotti tessili consegnati vi verrà corrisposto un buono sconto da 5€, da spendere su una spesa minima di 40€.

Anche Intimissimi propone la stessa campagna per quanto riguarda l’intimo, e premia i propri clienti con dei voucher da utilizzare in negozio: un reggiseno vale 3€, la maglieria vale 2€, i pigiami 2€ e gli Slip 1€.

Calzedonia lo fa con i costumi da bagno: costume donna voucher da 5 €, costume uomo voucher da 3 €, costume bambini voucher da 2 €, spendibili in negozio per dei nuovi acquisti.images

Quindi, se avete dei vestiti che non usate più, pensateci un attimo prima di buttarli semplicemente nel cassonetto dei rifiuti. Possono servire ai meno fortunati, o addirittura possiamo contribuire al risparmio delle risorse energetiche e alla riduzione dello spreco di prodotti.

O se avete pazienza, creatività e manualità potete dare nuova vita a magliette e calzini e realizzare tantissime cose, io ad esempio mi sono divertita a fare uno scatolone per le foto, una fascetta per i capelli intrecciata e un paraspifferi.

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Non è mai troppo tardi per essere sostenibili!


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5 Febbraio, Giornata Mondiale contro lo spreco alimentare

Il Ministero dell’Ambiente italiano affronta per la prima volta il problema degli sprechi alimentari in Italia, seguendo le indicazioni dalla Commissione Europea, e il 5 Febbraio 2014 proclama, attraverso il PINPAS, la prima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

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Il PINPAS, Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, è formato da un Gruppo di Lavoro coordinato dal presidente di Last Minute Market Andrea Segrè, docente all’Università di Bologna e promotore della campagna europea “Un anno contro lo spreco”; fanno parte la scrittrice Susanna Tamaro, in prima linea nella battaglia contro lo spreco, lo scienziato Vincenzo Balzani, la regista Maite Carpio, attiva nella solidarietà e fondatrice dell’onlus Agenda Sant’Egidio, l’attore e scrittore Giobbe Covatta, da sempre impegnato in iniziative di solidarietà.

La loro missione è quella di intervenire nel più breve tempo possibile e trovare una soluzione allo spreco alimentare. Una delle iniziative che sta per essere introdotta è il “Diario domestico dello spreco alimentare”, coinvolgerà un campione rappresentativo di famiglie italiane, per monitorare scientificamente il cibo sprecato.

I luoghi dello spreco sono mense, supermercati e ristoranti, ma anche noi, nel nostro piccolo sprechiamo molto cibo. Secondo un’indagine realizzata da Gfk Eurisko, con la collaborazione di Auchan e Simply, ogni anno in media una famiglia butta 49 kg di cibo. In Italia ogni anno vengono buttati 1,19 milioni di tonnellate di alimenti. In termini economici questo corrisponde a circa 7,65 miliardi di euro (316 € per famiglia). L’indagine ha anche “pesato” lo spreco annuale per le diverse tipologie di alimenti. Gli sprechi maggiori riguardano la verdura (10,7 kg), la frutta (9,9 kg), il pane (9,1 kg), e la pasta (6,0 kg) mentre minori risultano le quantità sprecate per gli alimenti più costosi: carne (4,5 kg), formaggi (2,1 kg), pesce (1,8 kg), surgelati (1,8 kg) e salumi (1,2).

Un'”abitudine” che si riflette negativamente anche sull’ambiente, come sottolinea il Wwf. Il Dipartimento di gestione ambientale e delle risorse naturali della FAO sostiene che l’impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato e quindi sprecato ogni anno, viene stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di Co2, una cifra complessiva che inserisce questo sconcertante dato di emissioni di prodotti che non vengono neanche utilizzati, al terzo posto nella classifica dei maggiori emettitori di Co2 a livello mondiale dopo Cina e Stati Uniti.

Non solo, il consumo di acqua collegato allo spreco alimentare è di circa 250 km cubici.

Ma noi cosa possiamo fare per limitare lo spreco?

Lo scorso anno, ho preso consapevolezza che anch’io, nel mio piccolo, di cibo ne ho sprecato tanto, ho quindi cercato di fare acquisti consapevoli.

Ho deciso di non frequentare più i grandi supermercati, sia perché non ero soddisfatta della qualità di alcuni cibi, come ad esempio la carne, e poi perché con le loro offerte, (purtroppo una delle mie più gradi passioni è sfogliare i volantini), ti portano a comprare più del necessario.

Per la frutta e la verdura ho scelto di servirmi da un fruttivendolo che vende, per la maggior parte dei casi, prodotti a km0, prodotti nella sua azienda agricola.

Anche per la carne ho preferito andare dal macellaio sotto casa.

Ho poi scoperto e iniziato a sperimentare il Gruppo d’acquisto collettivo, si ordina la spesa comodamente seduti davanti al pc e poi la si ritira la settimana successiva. Vi consiglio di dare un’occhiata al sito di Sostenibile, ma immagino che sia una soluzione presente in molte località d’Italia. Grazie al GAC, oltre ad acquistare solo prodotti di ottima qualità e bio, ho acquistato solo le cose davvero necessarie.

Un’altra trovata molto furba l’hanno sviluppata due ragazzi nell’incubatore d’impresa del Politecnico di Torino. Si tratta di Last Minute sotto casa, un portale contro lo spreco di cibo, il meccanismo è semplicissimo: ci si registra al portale e si ricevono le offerte dei negozianti della propria zona che propongono sconti sulla merce fresca che altrimenti finirebbe invenduta. Quindi si risparmia e si evita lo spreco di cibo.

Altri semplici accorgimenti alla portata di tutti possono fare la differenza: è bene controllare gli alimenti in frigo e in freezer; ordinare la dispensa per evitare di lasciare prodotti in giacenza fino alla scadenza; conservare gli alimenti che non si consumeranno subito in freezer; provare a mettersi alla prova con la cucina degli avanzi, qui un piccolo ricettario; e poi, perché no, provare a coltivare qualcosa, e con l’aiuto di una piccola compostiera si possono anche utilizzare i propri rifiuti organici per concimare le piante.

Perciò, cosa aspettate? Non sprecate!

E se avete qualche piccolo suggerimento da aggiungere, sarei molto felice di leggervi!

7222_pdf2_Just EatIit poster  24 36 FLAT with bleedVi segnalo inoltre un bellissimo documentario, Just Eat It (qui il trailer), per comprendere meglio cosa vuol dire spreco alimentare nella GDO.  È un esperimento diventato documentario, di un regista e una produttrice canadesi, che scioccati da quanto cibo si spreca ogni giorno nel mondo, hanno deciso di eliminare la spesa nei supermercati e nutrirsi (bene) solo con ciò che negozi e produttori agricoli e industriali decidevano di buttare, un po’ estremo ma di grande impatto!