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5 Febbraio, Giornata Mondiale contro lo spreco alimentare

Il Ministero dell’Ambiente italiano affronta per la prima volta il problema degli sprechi alimentari in Italia, seguendo le indicazioni dalla Commissione Europea, e il 5 Febbraio 2014 proclama, attraverso il PINPAS, la prima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

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Il PINPAS, Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, è formato da un Gruppo di Lavoro coordinato dal presidente di Last Minute Market Andrea Segrè, docente all’Università di Bologna e promotore della campagna europea “Un anno contro lo spreco”; fanno parte la scrittrice Susanna Tamaro, in prima linea nella battaglia contro lo spreco, lo scienziato Vincenzo Balzani, la regista Maite Carpio, attiva nella solidarietà e fondatrice dell’onlus Agenda Sant’Egidio, l’attore e scrittore Giobbe Covatta, da sempre impegnato in iniziative di solidarietà.

La loro missione è quella di intervenire nel più breve tempo possibile e trovare una soluzione allo spreco alimentare. Una delle iniziative che sta per essere introdotta è il “Diario domestico dello spreco alimentare”, coinvolgerà un campione rappresentativo di famiglie italiane, per monitorare scientificamente il cibo sprecato.

I luoghi dello spreco sono mense, supermercati e ristoranti, ma anche noi, nel nostro piccolo sprechiamo molto cibo. Secondo un’indagine realizzata da Gfk Eurisko, con la collaborazione di Auchan e Simply, ogni anno in media una famiglia butta 49 kg di cibo. In Italia ogni anno vengono buttati 1,19 milioni di tonnellate di alimenti. In termini economici questo corrisponde a circa 7,65 miliardi di euro (316 € per famiglia). L’indagine ha anche “pesato” lo spreco annuale per le diverse tipologie di alimenti. Gli sprechi maggiori riguardano la verdura (10,7 kg), la frutta (9,9 kg), il pane (9,1 kg), e la pasta (6,0 kg) mentre minori risultano le quantità sprecate per gli alimenti più costosi: carne (4,5 kg), formaggi (2,1 kg), pesce (1,8 kg), surgelati (1,8 kg) e salumi (1,2).

Un'”abitudine” che si riflette negativamente anche sull’ambiente, come sottolinea il Wwf. Il Dipartimento di gestione ambientale e delle risorse naturali della FAO sostiene che l’impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato e quindi sprecato ogni anno, viene stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di Co2, una cifra complessiva che inserisce questo sconcertante dato di emissioni di prodotti che non vengono neanche utilizzati, al terzo posto nella classifica dei maggiori emettitori di Co2 a livello mondiale dopo Cina e Stati Uniti.

Non solo, il consumo di acqua collegato allo spreco alimentare è di circa 250 km cubici.

Ma noi cosa possiamo fare per limitare lo spreco?

Lo scorso anno, ho preso consapevolezza che anch’io, nel mio piccolo, di cibo ne ho sprecato tanto, ho quindi cercato di fare acquisti consapevoli.

Ho deciso di non frequentare più i grandi supermercati, sia perché non ero soddisfatta della qualità di alcuni cibi, come ad esempio la carne, e poi perché con le loro offerte, (purtroppo una delle mie più gradi passioni è sfogliare i volantini), ti portano a comprare più del necessario.

Per la frutta e la verdura ho scelto di servirmi da un fruttivendolo che vende, per la maggior parte dei casi, prodotti a km0, prodotti nella sua azienda agricola.

Anche per la carne ho preferito andare dal macellaio sotto casa.

Ho poi scoperto e iniziato a sperimentare il Gruppo d’acquisto collettivo, si ordina la spesa comodamente seduti davanti al pc e poi la si ritira la settimana successiva. Vi consiglio di dare un’occhiata al sito di Sostenibile, ma immagino che sia una soluzione presente in molte località d’Italia. Grazie al GAC, oltre ad acquistare solo prodotti di ottima qualità e bio, ho acquistato solo le cose davvero necessarie.

Un’altra trovata molto furba l’hanno sviluppata due ragazzi nell’incubatore d’impresa del Politecnico di Torino. Si tratta di Last Minute sotto casa, un portale contro lo spreco di cibo, il meccanismo è semplicissimo: ci si registra al portale e si ricevono le offerte dei negozianti della propria zona che propongono sconti sulla merce fresca che altrimenti finirebbe invenduta. Quindi si risparmia e si evita lo spreco di cibo.

Altri semplici accorgimenti alla portata di tutti possono fare la differenza: è bene controllare gli alimenti in frigo e in freezer; ordinare la dispensa per evitare di lasciare prodotti in giacenza fino alla scadenza; conservare gli alimenti che non si consumeranno subito in freezer; provare a mettersi alla prova con la cucina degli avanzi, qui un piccolo ricettario; e poi, perché no, provare a coltivare qualcosa, e con l’aiuto di una piccola compostiera si possono anche utilizzare i propri rifiuti organici per concimare le piante.

Perciò, cosa aspettate? Non sprecate!

E se avete qualche piccolo suggerimento da aggiungere, sarei molto felice di leggervi!

7222_pdf2_Just EatIit poster  24 36 FLAT with bleedVi segnalo inoltre un bellissimo documentario, Just Eat It (qui il trailer), per comprendere meglio cosa vuol dire spreco alimentare nella GDO.  È un esperimento diventato documentario, di un regista e una produttrice canadesi, che scioccati da quanto cibo si spreca ogni giorno nel mondo, hanno deciso di eliminare la spesa nei supermercati e nutrirsi (bene) solo con ciò che negozi e produttori agricoli e industriali decidevano di buttare, un po’ estremo ma di grande impatto!


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Le vecchie (sane) abitudini stanno per tornare

Pochi giorni fa ho avuto un curioso dibattito con mia mamma in merito alle buste per il pane.

Proprio così.

Tornando dal supermercato, ci siamo accorte che i nostri due panini integrali erano chiusi in una busta di carta e di plastica enorme. Per due bocconcini.

Giunte a casa, mia mamma ed io abbiamo cominciato a discutere su quanto fosse fastidiosa per noi quella confezione:

  • La busta viene pesata con il pane all’interno e, di conseguenza, ci viene fatta pagare.
  • Essendo in parte di plastica trasparente ed in parte di carta, risulta difficile e scomodo il riciclaggio della busta.
  • È un notevole spreco di materiale, poiché non ci è stato dato un sacchetto proporzionato alla quantità di pane.

Per questi motivi abbiamo pensato ad una soluzione simpatica, efficacie ed eco-friendly, come piace a noi:

la busta per il pane.

Le sacche di stoffa per il pane venivano utilizzate moltissimo fino ad una trentina di anni fa, quando ancora si usavano le bottiglie di vetro e le si portava al supermercato per riempirle di acqua o di latte. Ve ne propongo una vintage, è stata infatti cucita da mia nonna quando era giovane:

Buste per il pane-2

Le borse per il pane sono senz’altro la soluzione più ecologica ( ed originale! ) per rimanere a basso impatto ambientale, evitando inutili sprechi di carta e risparmiando.

È possibile utilizzarle in panetteria, chiedendo di pesare soltanto il pane e –voilà- il gioco è fatto.

Se non volete acquistarla, potete sempre crearvene una personalizzata a casa, sono semplici da cucire, oppure potete scavare in qualche vecchio baule a casa delle vostre nonne o zie, alla ricerca di una borsa per il pane originale!