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Non tutto il male viene per nuocere… (petrolati e paraffina nei cosmetici)

Durante il mio trasloco infinito, parte dei cosmetici che erano ben riposti negli angoli più oscuri del mobiletto, hanno raggiunto i loro amici nella busta “io questa schifezza non la uso più!”.

Infatti la conversione all’eco bio è stata un po’ difficile, perché da una parte volevo che tutti i miei prodotti fossero eco bio, ma dall’altra avevo i sensi di colpa a buttar via quello che non avrei usato mai più.

cera per capelli olio corpo

Perciò ho iniziato a pensare a come riutilizzare shampoo, creme e unguenti vari, anziché gettarli nell’immondizia.

La prima cosa che ho sperimentato è stata la lucidatura degli stivali, utilizzando proprio la cera per capelli e un vecchio calzino. Il risultato è stato entusiasmante. Gli stivali erano lucidi, profumati e impermeabilizzati, infatti sono uscita mentre pioveva e le goccioline di pioggia scivolavano via! 😀

lucidatura stivali

Moltissimi sono i modi in cui potete riutilizzare i prodotti scaduti o con un INCI pessimo.

Oltre alle scarpe, le creme con dentro petrolatum, mineral oil e paraffina possono lucidare le borse in pelle; il balsamo è un ottimo sostituto dell’ammorbidente. Le creme e gli oli si possono utilizzare anche per fare uno scrub, aggiungendoci dello zucchero o della farina di mais.

I cristalli liquidi per i capelli sono ottimi per spolverare e lucidare i mobili in legno.

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Lo shampo si presta a diversi usi, si può lavare il pavimento, la macchina, i pennelli per il trucco, addirittura i vestiti. Il bagnoschiuma o un detergente qualsiasi sono ottimi per la rasatura.

L’olio per il corpo è ottimo per lubrificare le serrature ed eliminare i cigolii, la catena della bici, o i lucchetti che sono un po’ arrugginiti.

Quindi prima di buttare via un prodotto pensate al modo in cui può ancora essere utilizzato, e ricordatevi che anche gettarli in uno scarico può essere nocivo per l’ambiente!

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Si può fare!

Felicissima per aver fatto il mio dovere di buona cittadina, cioè aver portato all’ecocentro gli elettrodomestici non funzionanti, le lampadine fulminate, l’olio esausto, in sella alla mia bici mi avviavo verso casa, sulle note di Edward Sharpe e la sua “Man on fire”.

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Ferma al semaforo, ho iniziato a guardarmi attorno, all’orizzonte si stagliavano le colline torinesi, Superga faceva capolino, la neve qua e là piano piano si scioglieva sotto i raggi caldi del sole di oggi; poi ho visto lui…

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Lo strato di smog!

E allora mi sono chiesta, un po’ amareggiata, “a che serve che io mi carichi come un mulo, per andare a gettare i rifiuti correttamente a più di 3km da casa, anziché buttare tutto nell’indifferenziato sotto casa, se alla maggior parte delle persone non importa niente della salute del pianeta sul quale viviamo?”
Però no, non farò prevalere questi sentimenti di avvilimento, ma continuerò a fare la cosa giusta! Se lo facciamo tutti possiamo cambiare le sorti dell’ambiente e rendere le nostre città un posto migliore dove abitare!
Per citare Frederick di Frankenstein Junior: “SI PUÒ FARE!!


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Il lato bello dell’Eco e del Bio

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E finalmente ci siamo, mi sono decisa a scrivere questo post sulla cosmetica ecobio. La spinta finale me l’ha data la puntata di Report di domenica scorsa, in cui un po’ si demonizzava il mondo del biologico, soprattutto perché non esistono leggi che regolino come si deve la produzione biologica e furbetti che ci marciano su sono tanti. Inoltre, trovo che il servizio di Report sia stato un po’ superficiale, e quindi il rischio che si corre è che molti, dopo aver visto la puntata, possano pensare che tutto ciò che è bio è una gran fregatura. Ma non è così.

Io mi sono avvicinata al mondo ecobio partendo dalla cosmetica, per quanto riguarda il cibo sto ancora sperimentando, ne parlerò più avanti. Un’amica mi ha fatto conoscere questa alternativa alla solita cosmetica, e ho iniziato a fare un po’ di ricerche, spinta dalla curiosità. Ovviamente una delle prime domande che mi sono posta è stata appunto se effettivamente c’è una reale differenza tra cosmetica ecobio e no, soprattutto perché, i prezzi dei primi prodotti eco bio erano molto più alti rispetto a quelli dei prodotti commerciali.

Sono quindi entrata nel magico mondo dell’INCI.

Cos’è l’Inci? E’ quell’elenco di ingredienti che si trova sul retro di tutte le confezioni dei prodotti che utilizziamo e che suona un po’ come una formula magica. Solo che ci sono incantesimi di magia bianca e incantesimi di magia nera, nerissima!
Fortunatamente sul web si trovano numerosi forum, blog e canali youtube, dove ragazze come noi parlano proprio di tutti questi prodotti.

Io ho trovato il loro lavoro molto utile, soprattutto all’inizio, quando ancora non ci capivo niente di tutti quei nomi strani! La prima cosa che memorizzai fu: “tutto quello che finisce in -one è dannoso!”, ma non bastava, anche perché non è proprio così.

Una cosa importante è la posizione che occupano gli ingredienti, quelli in cima alla lista sono quelli contenuti in percentuale maggiore.

Ci sono comunque degli aiutini che arrivano dalla teconologia per capirci qualcosa in più: le app per smartphone sono un valido aiuto in questo difficile compito di interpretazione delle etichette (Biotiful, BioDictionary, E’ verde?).

app

Ma quali sono gli ingredienti dannosi?

Quelli che finiscono in -one, come dicevo prima, sono i siliconi (Dimethicone, Amodimethicone, ecc.). Non finiscono tutti in -one, e non tutto quello che finisce in -one è dannoso, quindi è bene informarsi. I prodotti commerciali ne sono pieni, ed è quell’ingrediente che ci dà l’illusione di avere una pelle più liscia, i capelli più lisci e così via. Ma in realtà creano solo una pellicola su pelle e capelli e sono inquinanti.

I tensioattivi e altri ingredienti derivati dal petrolio (Paraffinum Liquidum, PEG e PPG, Mineral Oil, Petrolatum), c’è bisogno di aggiungere altro?

I conservanti, anche conosciuti come parabeni ( Propylparaben, Butylparaben ), agenti chimici che in concentrazioni elevate possono essere dannosi perché mimano gli estrogeni e possono interagire in maniera negativa con il nostro organismo (sono state dimostrate correlazioni con l’infertilità maschile e i tumori al seno).

Oltre a numerosi altri prodotti allergizzanti.

Fortunatamente molti ingredienti, circa 4000, sono stati raccolti nel Biodizionario, creato da Fabrizio Zago, chimico e consulente di molte catene di distribuzione dell’industria cosmetica, tra le altre cose. E’ un utile strumento per fare le proprie ricerche, e giungere alle adeguate conclusioni.

Un altro forum utile è quello di saicosatispalmi, oltre a fornire le liste di tutti gli ingredienti di moltissimi prodotti (io ci ho perso una giornata intera all’inizio, passando in rassegna tutti prodotti che avevo in casa), si parla anche di stile di vita, riciclo creativo, alimenti, autoproduzione e forma fisica.

L‘Angolo di Lola fa una panoramica degli inci dei cosmetici suddivisi a seconda delle funzioni (capelli, viso, corpo..), inoltre da molte ricetti testate per autoprodursi i cosmetici (per le più intraprendenti).

Se invece non avete alcuna voglia di leggere papiri (tipo il mio), ci sono numerosi video di ragazze che vi propongono le recensioni di molti prodotti. Occhio, perché se entrate nel tunnel non ne uscite più!

Tanti sono gli shop online, di prodotti ecobio, che hanno una parte ben curata in cui spiegano molte cose utili e interessati, come ad esempio Il Giardino di Arianna, che qui vi spiega il significato di tutte le certificazioni che trovate sulle confezioni dei prodotti.

Ci tengo a fare una precisazione. Il cosmetico ecobio è tale perché oltre a non essere dannoso per noi e per l’ambiente, è prodotto anche con materie prime biologiche; è anche importante sapere qual è la filosofia che adotta l’azienda produttrice, anche perché le certificazioni presenti sulle confezioni costano parecchio, quindi se un prodotto non ha un determinata certificazione non significa che quella determinata azienda non rispetti quel protocollo particolare.

Non tutti i prodotti commerciali hanno ingredienti dannosi, per questo è importante saper leggere le etichette, non saranno ecobio, ma almeno non sono dannosi.

Informatevi sempre, non fermatevi alle etichette scritte a caratteri cubitali, “NO SILICONI, NO PARABENI”, o alla semplice presenza delle parole bio o phyto, perché spesso sono specchietti per allodole, e in realtà non sono per niente naturali e magari contengono quei prodotti che a gran voce dicevano di non contenere.

Il discorso è comunque molto vasto, spero di aver dato almeno uno spunto per iniziare a guardare con un po’ di occhio critico i prodotti che utilizzate abitualmente.


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Perché e come smaltire l’olio

A chi non piacciono le patatine fritte? E una bella fritturina mista di pesce? Benissimo, non è il massimo per la dieta, ma ogni tanto ce lo possiamo permettere.

Ma l’olio che abbiamo usato? Che fine gli facciamo fare? E’ prassi comune versarlo nello scarico del lavandino o del water, o ancora smaltirlo nella terra delle nostre piante. Niente di più sbagliato!

L’olio d’oliva, si sa, è un alimento molto pregiato, ricco di vitamine e antiossidanti, ingrediente immancabile nella nostra dieta mediterranea, ma anche alleato della nostra bellezza, per la cura di unghie e capelli.

Purtroppo però non è altrettanto benefico per il sottosuolo e le acque.

Infatti se smaltito negli scarichi può finire in fiumi, laghi e mari e formare un velo sull’acqua che blocca l’ossigenzione dell’ambiente marino e impedisce ai raggi solari di penetrare, mettendo in pericolo la flora e la fauna, causando danni ambientali; se raggiunge le falde acquifere rende l’acqua non potabile, compromettendo il funzionamento dei depuratori.

Anche lo smaltimento nel terreno è un gesto da non sottovalutare, infatti non è un concime, ma al contrario impoverisce il terreno e impedisce alle piante l’assunzione delle sostanze nutritive.

Allora cosa fare? Bisogna predisporre dei recipienti, ad esempio i vasetti di vetro grandi delle conserve (che come sempre abbondano in casa ed è un ottimo modo per riutilizzarli), dopo aver fatto raffreddare l’olio lo si versa nel recipiente scelto.

Tempo fa era consigliato, in mancanza di altri mezzi, di buttare i recipienti nell’indifferenziata, ma in questo modo il rischio che il recipiente si rompa e l’olio si disperda è alto, per fortuna le città si sono attrezzate, e molto spesso ci sono degli spazi predisposti per la raccolta dell’olio, le isole ecologiche.

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In Italia ad occuparsi del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e del recupero di oli e grassi esausti è il CONOE (Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento oli e grassi vegetali e animali esausti):

http://www.conoe.it/

Per quanto riguarda Torino ci sono informazioni utili sul sito dell’amiat:

http://www.comune.torino.it/circ2/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1914

Anche nella provincia di Lecce, come in tutta la Puglia, si è provveduto a collocare i bidoni per la raccolta in diversi comuni.:

http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=108970

Se non sono presenti isole ecologiche o bidoni, ci si può rivolgere alle attività commerciali, come ad esempio i ristoranti vicini.

Molti sono anche i distributori di benzina e i supermercati che ritirano gratuitamente l’olio e che tramite ditte specializzate lo trasformano in biodiesel, lubrificanti vegetali, glicerina e saponi.

Quindi con un piccolo sforzo da parte nostra possiamo investire nel futuro, creando riparmio economico sul lungo periodo e per la collettività e senza dubbio dare una mano all’ambiente.