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Comuni ecologici

Domenica sono finalmente riuscita a visitare e fare il bagno nella Grotta della Poesia, Marina di Melendugno, nella provincia di Lecce. È un posto magnifico, se fate un giro da queste parti vi consiglio di visitarla.

 
Mentre andavo via sono passata davanti a quest’isoletta ecologica e mi sono rallegrata. È bello vedere che i comuni danno la possibilità ai bagnanti di preservare l’ambiente.

 
E noi ovviamente dobbiamo impegnarci a tutelarlo e rispettarlo sempre, anche d’estate!


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Trashout: l’app per segnalare le discariche abusive

Ho sempre pensato che abbandonare i rifiuti per strada o nelle campagne è quanto di più stupido si possa fare.

Purtroppo non tutti si rendono conto che, oltre a fare del male all’ambiente e quindi a noi stessi, è uno spreco inutile di risorse economiche. Come citava un famoso cartello, che un comune cittadino di Altamura si era preso la briga di installare, “Chi abbandona i rifiuti è per tre volte…” ingrato:

1) perché li potrebbe depositare comodamente nel cassonetto all’uscita di casa

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2) perché paga ugualmente la tassa sui rifiuti” (e sarebbe un ulteriore spreco) e

3) perché per quel poco che gli resta ancora da vivere potrebbe godersi un ambiente più salutare.

Cosa possiamo fare noi, comuni cittadini, per limitare questa inciviltà ?

Dando per scontato che nessuno di voi abbandona i rifiuti in giro, abbiamo il diritto e dovere di fare le lavate di testa a chi invece pensa di non fare alcun danno, senza rendersi invece conto che il danno c’è, eccome! Quindi informare e dare l’esempio è sempre cosa buona e giusta.

Inoltre, visto che fortunatamente le questioni ambientali stanno sempre più a cuore a molte persone, volevo segnalarvi questa fantastica app: Trashout, un progetto di salvaguardia ambientale che mira a localizzare e mappare le discariche abusive in tutto il mondo.

È disponibile per IPhone, Android e Windows phone, quindi non avete scuse! E poi è molto semplice.

Una volta installata permetterà di segnalare le discariche illegali, con l’obiettivo finale di eliminarle, per un ambiente più sano e più pulito.

Ognuno di noi può contribuire alla risoluzione del problema, aiutando anche associazioni e istituzioni a migliorare e proteggere l’ambiente in cui viviamo.

Cosa aspettate? Installate e segnalate! trashout

Io l’ho già fatto 🙂 🙂 🙂


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Si può fare!

Felicissima per aver fatto il mio dovere di buona cittadina, cioè aver portato all’ecocentro gli elettrodomestici non funzionanti, le lampadine fulminate, l’olio esausto, in sella alla mia bici mi avviavo verso casa, sulle note di Edward Sharpe e la sua “Man on fire”.

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Ferma al semaforo, ho iniziato a guardarmi attorno, all’orizzonte si stagliavano le colline torinesi, Superga faceva capolino, la neve qua e là piano piano si scioglieva sotto i raggi caldi del sole di oggi; poi ho visto lui…

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Lo strato di smog!

E allora mi sono chiesta, un po’ amareggiata, “a che serve che io mi carichi come un mulo, per andare a gettare i rifiuti correttamente a più di 3km da casa, anziché buttare tutto nell’indifferenziato sotto casa, se alla maggior parte delle persone non importa niente della salute del pianeta sul quale viviamo?”
Però no, non farò prevalere questi sentimenti di avvilimento, ma continuerò a fare la cosa giusta! Se lo facciamo tutti possiamo cambiare le sorti dell’ambiente e rendere le nostre città un posto migliore dove abitare!
Per citare Frederick di Frankenstein Junior: “SI PUÒ FARE!!


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5 Febbraio, Giornata Mondiale contro lo spreco alimentare

Il Ministero dell’Ambiente italiano affronta per la prima volta il problema degli sprechi alimentari in Italia, seguendo le indicazioni dalla Commissione Europea, e il 5 Febbraio 2014 proclama, attraverso il PINPAS, la prima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

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Il PINPAS, Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, è formato da un Gruppo di Lavoro coordinato dal presidente di Last Minute Market Andrea Segrè, docente all’Università di Bologna e promotore della campagna europea “Un anno contro lo spreco”; fanno parte la scrittrice Susanna Tamaro, in prima linea nella battaglia contro lo spreco, lo scienziato Vincenzo Balzani, la regista Maite Carpio, attiva nella solidarietà e fondatrice dell’onlus Agenda Sant’Egidio, l’attore e scrittore Giobbe Covatta, da sempre impegnato in iniziative di solidarietà.

La loro missione è quella di intervenire nel più breve tempo possibile e trovare una soluzione allo spreco alimentare. Una delle iniziative che sta per essere introdotta è il “Diario domestico dello spreco alimentare”, coinvolgerà un campione rappresentativo di famiglie italiane, per monitorare scientificamente il cibo sprecato.

I luoghi dello spreco sono mense, supermercati e ristoranti, ma anche noi, nel nostro piccolo sprechiamo molto cibo. Secondo un’indagine realizzata da Gfk Eurisko, con la collaborazione di Auchan e Simply, ogni anno in media una famiglia butta 49 kg di cibo. In Italia ogni anno vengono buttati 1,19 milioni di tonnellate di alimenti. In termini economici questo corrisponde a circa 7,65 miliardi di euro (316 € per famiglia). L’indagine ha anche “pesato” lo spreco annuale per le diverse tipologie di alimenti. Gli sprechi maggiori riguardano la verdura (10,7 kg), la frutta (9,9 kg), il pane (9,1 kg), e la pasta (6,0 kg) mentre minori risultano le quantità sprecate per gli alimenti più costosi: carne (4,5 kg), formaggi (2,1 kg), pesce (1,8 kg), surgelati (1,8 kg) e salumi (1,2).

Un'”abitudine” che si riflette negativamente anche sull’ambiente, come sottolinea il Wwf. Il Dipartimento di gestione ambientale e delle risorse naturali della FAO sostiene che l’impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato e quindi sprecato ogni anno, viene stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di Co2, una cifra complessiva che inserisce questo sconcertante dato di emissioni di prodotti che non vengono neanche utilizzati, al terzo posto nella classifica dei maggiori emettitori di Co2 a livello mondiale dopo Cina e Stati Uniti.

Non solo, il consumo di acqua collegato allo spreco alimentare è di circa 250 km cubici.

Ma noi cosa possiamo fare per limitare lo spreco?

Lo scorso anno, ho preso consapevolezza che anch’io, nel mio piccolo, di cibo ne ho sprecato tanto, ho quindi cercato di fare acquisti consapevoli.

Ho deciso di non frequentare più i grandi supermercati, sia perché non ero soddisfatta della qualità di alcuni cibi, come ad esempio la carne, e poi perché con le loro offerte, (purtroppo una delle mie più gradi passioni è sfogliare i volantini), ti portano a comprare più del necessario.

Per la frutta e la verdura ho scelto di servirmi da un fruttivendolo che vende, per la maggior parte dei casi, prodotti a km0, prodotti nella sua azienda agricola.

Anche per la carne ho preferito andare dal macellaio sotto casa.

Ho poi scoperto e iniziato a sperimentare il Gruppo d’acquisto collettivo, si ordina la spesa comodamente seduti davanti al pc e poi la si ritira la settimana successiva. Vi consiglio di dare un’occhiata al sito di Sostenibile, ma immagino che sia una soluzione presente in molte località d’Italia. Grazie al GAC, oltre ad acquistare solo prodotti di ottima qualità e bio, ho acquistato solo le cose davvero necessarie.

Un’altra trovata molto furba l’hanno sviluppata due ragazzi nell’incubatore d’impresa del Politecnico di Torino. Si tratta di Last Minute sotto casa, un portale contro lo spreco di cibo, il meccanismo è semplicissimo: ci si registra al portale e si ricevono le offerte dei negozianti della propria zona che propongono sconti sulla merce fresca che altrimenti finirebbe invenduta. Quindi si risparmia e si evita lo spreco di cibo.

Altri semplici accorgimenti alla portata di tutti possono fare la differenza: è bene controllare gli alimenti in frigo e in freezer; ordinare la dispensa per evitare di lasciare prodotti in giacenza fino alla scadenza; conservare gli alimenti che non si consumeranno subito in freezer; provare a mettersi alla prova con la cucina degli avanzi, qui un piccolo ricettario; e poi, perché no, provare a coltivare qualcosa, e con l’aiuto di una piccola compostiera si possono anche utilizzare i propri rifiuti organici per concimare le piante.

Perciò, cosa aspettate? Non sprecate!

E se avete qualche piccolo suggerimento da aggiungere, sarei molto felice di leggervi!

7222_pdf2_Just EatIit poster  24 36 FLAT with bleedVi segnalo inoltre un bellissimo documentario, Just Eat It (qui il trailer), per comprendere meglio cosa vuol dire spreco alimentare nella GDO.  È un esperimento diventato documentario, di un regista e una produttrice canadesi, che scioccati da quanto cibo si spreca ogni giorno nel mondo, hanno deciso di eliminare la spesa nei supermercati e nutrirsi (bene) solo con ciò che negozi e produttori agricoli e industriali decidevano di buttare, un po’ estremo ma di grande impatto!


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“Il mare vale più di una cicca”, basta mozziconi di sigaretta abbandonati

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In seguito allo studio effettuato dai volontari Legambiente durante le campagne Spiagge e Fondali puliti e Clean-up the Med è stata stilata una classifica dei beach litter (rifiuti da spiaggia rinvenuti sulla costa).

Sulle 24 spiagge monitorate in tutt’Italia, un’area di 130.040 mq, subito dopo la plastica, troviamo i mozziconi di sigarette, pari a quasi il 7% del totale dei rifiuti, ben 1035 mozziconi, più o meno 50 pacchetti di sigarette.

Questi sono dati raccolti nel mese di maggio, quindi ora che le nostre spiagge sono affollate il numero di mozziconi sarà sicuramente aumentato.

Il problema dei mozziconi abbandonati sulla spiaggia è uno dei più comuni e spesso sottovalutato. Sicuramente perché può sembrare un problema contenuto su scala individuale, ma che acquista proporzioni notevoli su scala generale. Basta pensare che un mozzicone ci mette da 1 a 5 anni prima di degradarsi completamente.

Inoltre l’impatto economico non è da sottovalutare, spesso i rifiuti marini causano danni alle imbarcazioni e alle attrezzature di pesca, compromettono gli stock ittici e fanno aumentare i costi necessari alla pulizia delle aree inquinate.

Per questo motivo sono stati avviati vari progetti; lo scorso fine settimana è stato il turno della campagna “Ma il mare non vale una cicca?”, già alla sesta edizione e  promossa dall’associazione Marevivo. Più di mille volontari hanno distribuito 120 posacenere tascabili e riutilizzabili.

Qui il link alla pagina ufficiale della campagna.

L’obiettivo è quello di eliminare dalle spiagge i mozziconi lasciati dai bagnanti e sensibilizzare tutti alla salvaguardi delle nostre meravigliose spiagge.

Se vi siete persi la distribuzione del posacenere, date sfogo alla fantasia e riutilizzate materiali a vostra disposizione, come ad esempio i portapillole, le lattine o potete costruire il vostro posacenere personalizzato come questo.


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Piccoli passi

Ricordo ancora che vent’anni fa, quando ero alle elementari, l’intera scuola fu coinvolta in un laboratorio che trattava le tematiche ambientali, in particolare un’associazione allestì uno spettacolino che ci illustrava i pericoli causati dai sacchetti e dalle bottiglie di plastica che inquinavano i nostri mari. Ci raccontarono che spesso i sacchetti venivano scambiati per cibo dagli abitanti del mare, causando disastri per l’intera catena alimentare.

Probabilmente l’immagine di un delfino o una tartaruga soffocati dai sacchetti  mi colpì profondamente, così sono sempre stata attenta al loro smaltimento e ho sempre preferito utilizzare le borse di tela. Le ho sempre trovate comodissime, ormai ce ne sono di tutti i tipi, e il vantaggio è che sono leggere, si possono tenere in borsa e lavare velocemente in lavatrice.

Ci sono voluti un po’ di anni, ma finalmente anche i supermercati e negozi sono molto attenti, dal 1° Gennaio 2011 è addirittura vietato commercializzarli, e sono stati sostituiti dai sacchetti biodegradabili al 100%. Il bello di questi sacchetti, oltre al fatto che hanno un impatto ambientale veramente basso, è che si possono utilizzare per la raccolta differenziata del cosiddetto umido.

Oltre ad aver limitato l’uso dei sacchetti di plastica, ho anche dimezzato l’uso di bottiglie e flaconi.

Preferisco riempire alcune bottiglie di vetro con l’acqua del rubinetto invece che comprare e dover smaltire tonnellate di bottiglie di plastica. E ai detersivi del supermercato ho sostituito quelli alla spina. Posso riempire lo stesso flacone più e più volte.

I negozi che vendono alla spina sono ormai diffusi in tutt’Italia, ed è possibile acquistare diversi prodotti, anche alimentari, eliminando completamente gli imballaggi, come accadeva diversi decenni fa, quando nelle botteghe si poteva acquistare la quantità di prodotto desiderato ed era prassi diffusa vendere prodotti sfusi.

Sono piccoli passi che ci aiutano ad acquisire una buona consapevolezza nei confronti delle cose che utilizziamo quotidianamente e che possiamo modificare in una prospettiva  più sostenibile, in difesa dei nostri mari e dell’ambiente.