EcocentricaMente

idee per una vita sostenibile


8 commenti

I dolori del povero ciclista

Tempo fa ho parlato delle gioie dell’andare in bici in questo articolo, ma siamo sicuri che andare in bici sia poi così piacevole? Noi ciclisti siamo una categoria di masochisti.

Ma come mi vengono in mente queste cose?? Ovviamente pedalando. Poi ora che l’inverno si è imposto prepotentemente, e io vado in giro peggio dell’omino Michelin, gli spunti aumentano. (Potrebbe andare peggio.. Potrebbe nevicare!)

Innanzitutto la prima cose che succede appena inizio a pedalare è uno sversamento di liquidi. I miei occhi si riempiono di lacrime e penso che quei 10 minuti preziosissimi che ho impiegato a truccarmi alla meglio potevo risparmiarmeli. Ma tanto ogni giorno la stessa storia, sono recidiva. Per non parlare degli sguardi impietositi dei pedoni che incrocio: -Anvedi questa,  je sarà appena morto il gatto!

E il naso? Ne vogliamo parlare? Mi sembra di essere un cane, naso perennemente umido, non potete capire quanto sia difficile soffiarsi il naso con i guanti, l’uso delle mani limitato per via del freddo e il fatto che con la mano inguantata  recuperare il fazzoletto all’interno della tasca del piumino è una vera impresa, un disastro!

raffreddore-donne.jpg

L’aggressività e gli insulti sono sempre in agguato, ormai si sa che il ciclo della vita va così: il pedone insulta il ciclista, il ciclista insulta l’automobilista, che insulta il ciclista e i pedoni, che insultano gli automobilisti , così all’infinito… Io ho deciso, quando posso, di rispondere con amorevoli baci volanti! Quando becco l’automobilista parcheggiato sulla ciclabile gli faccio notare educatamente che lì non può stare, a volte riparte il ciclo dell’insulto, ma cerco sempre di limitare.

images

L’attenzione deve essere costante! I 5 sensi devono cooperare costantemente, manco fossi un ninja! Occhi dappertutto come un camaleonte, udito di un pipistrello, arti felini agili e scattanti. I pericoli sono tanti e bisogna evitarli come le merde (tipo quelle ben piazzate al centro della ciclabile).

Eh ma quali pericoli ci saranno mai ? Sì sì miei cari, vi assicuro che fare lo slalom tra le auto parcheggiate sulla ciclabile e i pedoni che camminano manco stessero giocando a mosca cieca sulle piste promiscue abbiamo un bel da fare, a volte mi sento una novella Deborah Compagnoni. Per non parlare delle auto che passano tranquillamente col rosso e fanno manovre che manco Vin Diesel!

Dulcis in fundo, credo di avere i polmoni neriiiiiii neriiiii neriiii, merito dei livelli di Pm10 alle stelle, e che l’amministrazione cerca di combattere dicendo a noi ciclisti di mettere la mascherina…e vabbè…allora ditelo che vi piace l’insulto facile!

E voi che vi muovete in bici cos’è che proprio non sopportate? Cosa vi fa andare in bestia?


1 Commento

La playlist di EcocentricaMente è su Spotify!

playlist on spotify

EcocentricaMente playlist on Spotify

Senza musica la vita sarebbe un errore.

Nietzsche

Seguila la playlist di EcocentricaMente su Spotify!


2 commenti

Scadenza dei cosmetici

beauty case

Ho già parlato dell’importanza delle etichette dei prodotti cosmetici, dell’importanza di saper decifrare l’INCI e degli ingredienti che è meglio evitare. Una cosa importante che non ho menzionato, ma che voglio approfondire ora, è la scadenza dei prodotti cosmetici. Eh sì, proprio come per il cibo, anche per la cosmetica, ci sono le scadenze.

La data di scadenza deve essere scritta in modo chiaro, deve quindi essere riportato giorno, mese e anno entro il quale il prodotto non dovrebbe più essere utilizzato.

Spesso oltre alla scadenza sono riportate anche le condizioni di conservazione, ma non è detto che ci siano sempre.

Se siete andati di corsa a controllare tutti i vostri flaconi, è possibile che non abbiate trovato la data di scadenza, questo perché, per prodotti che hanno una scadenza superiore a 30 mesi, non è necessario segnalarla.

Dall’11 marzo 2005 però, disposizioni comunitarie, hanno reso obbligatorio per questi prodotti con scadenza maggiore a 30 mesi il PAO, che sta per periodo post-apertura, dall’inglese period after opening.

Non è obbligatorio per confezioni monodose, tipo i campioncini, o per prodotti non contaminabili e sigillati, come ad esempio confezioni spray.

Si riferisce alla durata che ha il prodotto dopo il primo utilizzo, poiché, a contatto con l’aria e con altri agenti, si potrebbe avere un deterioramento del prodotto e alcune alterazioni che potrebbero essere dannose.

L’esempio più importante sono le creme solari, solitamente con durata di un anno, i cui filtri UV potrebbero ridursi col passare del tempo, rendendole quindi meno sicure.

paoConvenzionalmente per tutta Europa il PAO viene riportato attraverso un simbolo che rappresenta un barattolino seguito da un numero e la lettera M; quindi 6M significa che la nostra crema manterrà inalterate le sue proprietà per sei mesi dopo il primo utilizzo.

Il PAO non è uguale per tutti i prodotti, cambia a seconda delle formulazioni e degli ingredienti. I prodotti ecobio solitamente hanno un PAO di 6 mesi, perché non contenendo conservanti di sintesi sono più facilmente deperibili.

Ogni categoria di prodotti cosmetici ha un periodo di apertura specifico, più o meno riassumibili così:

Profumi: fino a 3 anni

Prodotti in polvere (fard, ombretti, ciprie, fondotinta, ecc): da 1 a 3 anni

Smalti: 1 anno

Matita occhi e labbra: 1 anno circa

Terra abbronzante: 6 mesi

Confezione sigillata con erogatore: 1 anno circa

Confezione in vasetto: da 6 a 12 mesi

Eyeliner in crema o a matita: da 6 a 8 mesi

Mascara: da 3 a 6 mesi

Eyeliner liquido: 3 o 4 mesi

Prodotti naturali/biologici: fino a 6 mesi


3 commenti

Storia di una lumaca che scoprì l’importanza di essere lenta di Luis Sepulveda

cop.aspx

Qualche mese fa, in uno dei miei giri in libreria, mentre cercavo nuove letture la mia attenzione, anzi l’attenzione della bambina che è in me, è stata catturata da una bella copertina verde, con il titolo scritto in corsivo e l’illustrazione di un vortice sul quale si susseguivano alberelli e casette e al centro una grossa lumaca.

Era il nuovo libro di Luis Sepúlveda, un autore che amo molto sin da bambina. (Chi non si ricorda della Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare?)

Ovviamente l’ho portato a casa con me; è una lettura breve ma densa di significato, è una meravigliosa favola per bambini, protagonista una giovane lumaca curiosa, che vive insieme ad altre lumache nel Paese del Dente di Leone e che è curiosa di scoprire la ragione per cui sono così lente e che non trova giusto non avere un nome, infatti si chiamano tra di loro semplicemente “lumaca”.

Intraprende così un viaggio, durante il quale incontra un gufo e una tartaruga molto saggia che le da un nome e l’avverte di un pericolo che incombe sul Paese del Dente di Leone (indovinate qual è il pericolo? Sì… è ovviamente l’uomo che sta costruendo una nuova strada e un parcheggio distruggendo quel prato). Così la giovane lumaca decide di tornare dalle altre e condurle in un nuovo viaggio verso l’ignoto per salvarle.

E’ un elogio all’amicizia, alla collaborazione, alla pace e alla generosità, e soprattutto alla natura. In poche pagine Sepúlveda racchiude un’importante messaggio, la vita non sempre va vissuta freneticamente, ogni tanto è bene rallentare, allontanarsi e magari guardare da un’altra prospettiva.


4 commenti

Vado in bici perché…

Felicità a pedali

Siamo agli sgoccioli della Settimana Europea della Mobilità sostenibile, dal 16 al 22 settembre in tutta Europa sono state programmati presentazioni, convegni, proposte e passeggiate in bicicletta. Ieri, giovedì 18 settembre è stato il “Bike to work day”. Domenica 21, per chi come me vive a Torino, c’è l’immancabile Bike Pride, a coronamento di questa settimana, un enorme corteo di biciclette che pedaleranno insieme per manifestare l’orgoglio ciclistico. Come sempre era da un po’ che volevo fare qualche riflessione su questo mezzo, che tanto amo, e questa settimana casca proprio a pennello.

La bicicletta è il mezzo di trasporto che prediligo per spostarmi in città, non ho una macchina (per scelta) e gli autobus sono sempre troppo lenti e troppo affollati.

Ma non è solo questo. Spostarsi in bici ha numerosi vantaggi, sia per noi stessi che per l’ambiente e l’economia.

Pollution - Solution

Innanzitutto la bici costa meno di un’auto, non consuma nessun tipo di carburante, né olio, né altre sostanze inquinanti. Inoltre si risparmia anche sulla manutenzione, i costi sono molto diversi da quelli che si sostengono con un’auto. Molte riparazioni si posso fare da soli, o ci si può rivolgere a officine o ciclofficine specializzate.

Ci si sposta molto più velocemente nel traffico, soprattutto dove sono presenti adeguate piste ciclabili, e non lo nascondo, non c’è una soddisfazione più grande di quella che si prova nel superare le auto ferme in coda. Inoltre i ciclisti permettono di ridurre gli ingorghi e occupano meno spazio per il parcheggio, basta pensare che nello spazio necessario a un’auto ci stanno fino a 10 biciclette.

Le biciclette inoltre danneggiano meno il manto stradale di quanto non facciano le automobili, e più bici significa anche meno incidenti.

La bici è anche più sicura di quanto si pensi, sicura come lo è camminare.

Infine, ha un impatto positivo sulla nostra salute: allunga la vita, fa bene al cuore, prevenendo malattie cardiovascolari; rafforza i muscoli delle gambe e aumenta la resistenza fisica, diminuendo l’affaticamento.

Fa bene alla linea, si bruciano infatti fino a 500-600 calorie l’ora, si possono perdere fino a 10 chili se la si usa costantemente.

Fa bene all’umore, riduce infatti lo stress e aumenta la felicità.

E secondo uno studio della British Heart Foundation chi va in bici piace di più!

Tutti in sella adesso!

scelte consapevoli

 Qualche link autorevole che parla dei vantaggi di andare in bici:

Focus

Cittainbici.it

Greenme.it


Lascia un commento

Piccoli passi

Ricordo ancora che vent’anni fa, quando ero alle elementari, l’intera scuola fu coinvolta in un laboratorio che trattava le tematiche ambientali, in particolare un’associazione allestì uno spettacolino che ci illustrava i pericoli causati dai sacchetti e dalle bottiglie di plastica che inquinavano i nostri mari. Ci raccontarono che spesso i sacchetti venivano scambiati per cibo dagli abitanti del mare, causando disastri per l’intera catena alimentare.

Probabilmente l’immagine di un delfino o una tartaruga soffocati dai sacchetti  mi colpì profondamente, così sono sempre stata attenta al loro smaltimento e ho sempre preferito utilizzare le borse di tela. Le ho sempre trovate comodissime, ormai ce ne sono di tutti i tipi, e il vantaggio è che sono leggere, si possono tenere in borsa e lavare velocemente in lavatrice.

Ci sono voluti un po’ di anni, ma finalmente anche i supermercati e negozi sono molto attenti, dal 1° Gennaio 2011 è addirittura vietato commercializzarli, e sono stati sostituiti dai sacchetti biodegradabili al 100%. Il bello di questi sacchetti, oltre al fatto che hanno un impatto ambientale veramente basso, è che si possono utilizzare per la raccolta differenziata del cosiddetto umido.

Oltre ad aver limitato l’uso dei sacchetti di plastica, ho anche dimezzato l’uso di bottiglie e flaconi.

Preferisco riempire alcune bottiglie di vetro con l’acqua del rubinetto invece che comprare e dover smaltire tonnellate di bottiglie di plastica. E ai detersivi del supermercato ho sostituito quelli alla spina. Posso riempire lo stesso flacone più e più volte.

I negozi che vendono alla spina sono ormai diffusi in tutt’Italia, ed è possibile acquistare diversi prodotti, anche alimentari, eliminando completamente gli imballaggi, come accadeva diversi decenni fa, quando nelle botteghe si poteva acquistare la quantità di prodotto desiderato ed era prassi diffusa vendere prodotti sfusi.

Sono piccoli passi che ci aiutano ad acquisire una buona consapevolezza nei confronti delle cose che utilizziamo quotidianamente e che possiamo modificare in una prospettiva  più sostenibile, in difesa dei nostri mari e dell’ambiente.


Lascia un commento

Il risveglio della coscienza ecologica

IMG_2369_fotor

E’ da un po’ di tempo che ho adottato uno stile di vita eco-sostenibile. Mi fa stare bene pensare che con le mie piccole azioni posso rendere il mondo un posto migliore in cui vivere.

Internet e i social network ci offrono infinite informazioni sull’ecologia, cambiare le proprie abitudini e correggere i piccoli errori che si fanno nella vita di tutti i giorni può essere davvero semplice, magari non immediato, ma di sicuro non richiede troppi sforzi.

L’ecosostenibilità riguarda tutti gli aspetti della nostra vita, l’alimentazione, l’igiene personale, le pulizie domestiche, il muoversi e viaggiare, la tecnologia. Tutto può essere fatto nel massimo rispetto per l’ambiente.

In questo spazio voglio condividere le mie esperienze e alcuni consigli utili per la vita di tutti i giorni, perché tutti possiamo contribuire alla salvaguardia delle risorse naturali.